Durante dieci stagioni Pep Guardiola ha guidato il Manchester City a 17 trofei maggiori – 20 in totale – imponendosi come uno degli allenatori più vincenti e influenti della storia della Premier League. In questo arco di tempo il club è stato la forza dominante del calcio inglese, conquistando sei titoli di Premier League (inclusa una serie record di quattro consecutivi), la Champions League e uno storico Treble.

Ma su questa bacheca straordinaria incombe l’ombra delle oltre 100 accuse di presunte violazioni delle regole finanziarie della Premier League. City ha sempre negato qualsiasi illecito e il peso reale di questo contenzioso sulla legacy di Guardiola sarà chiaro solo quando arriverà il verdetto dell’organismo indipendente chiamato a decidere, che non ha ancora pubblicato la propria pronuncia a quasi un anno e mezzo dalla fine dell’udienza disciplinare.

Le 115 accuse e il periodo contestato

Le 115 contestazioni riguardano soprattutto presunte violazioni delle norme finanziarie da parte del Manchester City nel periodo 2009-2018. Non c’è alcun elemento che indichi che Guardiola fosse a conoscenza di eventuali irregolarità, ma esiste una sovrapposizione di due anni con la sua gestione, iniziata nell’estate 2016.

Secondo le accuse, il club avrebbe:

  • omesso di fornire informazioni finanziarie accurate, incluse quelle relative ai pagamenti a giocatori e allenatori, tra le stagioni 2009-10 e 2017-18
  • violato le regole del Financial Fair Play Uefa (FFP) dal 2013-14 al 2017-18
  • infranto le norme di profitability and sustainability (PSR) della Premier League dal 2015-16 al 2017-18

In aggiunta, al City viene contestato di non aver collaborato adeguatamente con l’indagine della Premier League tra dicembre 2018 e febbraio 2023. Guardiola, in quanto allenatore, non è coinvolto direttamente nel procedimento legale, ma non può nemmeno sostenere che il caso riguardi esclusivamente un’era precedente al suo arrivo.

Le accuse affondano le radici nelle rivelazioni pubblicate nel 2018 dal media tedesco Der Spiegel, basate su email interne del club filtrate all’esterno. In quei documenti il City sarebbe accusato di aver gonfiato i ricavi da sponsorizzazione con Etihad (compagnia aerea di proprietà statale) ed Etisalat (operatore telefonico controllato dallo Stato), mascherando investimenti diretti dell’Abu Dhabi United Group (ADUG) – la holding di Sheikh Mansour – come introiti da sponsor, facendo transitare il denaro attraverso tali società.

L’obiettivo, secondo queste ricostruzioni, sarebbe stato aggirare le regole FFP introdotte dalla Uefa nel 2011 e le PSR varate dalla Premier League nel 2012, due sistemi simili di controllo della spesa volti a limitare le perdite dei club. City e le aziende coinvolte hanno sempre negato ogni illecito.

Sono emerse inoltre ulteriori accuse di errata rendicontazione finanziaria, legate a presunti pagamenti “fuori bilancio” all’ex tecnico Roberto Mancini tramite compensi di consulenza da un club di Abu Dhabi, e a somme extra versate ai giocatori rispetto a quanto ufficialmente registrato. Mancini ha negato qualsiasi comportamento scorretto.

In sintesi, il Manchester City è accusato di aver aggirato regole accettate da tutti i club, alterando la competizione per più stagioni. Il club, che ha sempre respinto l’etichetta di società “di Stato”, sostiene che le email siano state ottenute illegalmente e rappresentino un tentativo di danneggiare la sua reputazione, ribadendo la propria innocenza.

Cosa può cambiare per la legacy di Guardiola

Se il City dovesse essere assolto dalle accuse più gravi, la legacy di Guardiola verrebbe considerata intatta. Ma in caso di condanna per violazione delle regole finanziarie, molti arriverebbero alla conclusione che eventuali illeciti abbiano permesso al club di spendere di più per giocatori migliori e di costruire le basi su cui lo spagnolo ha edificato il suo ciclo vincente, culminato nel Treble del 2023.

Nel 2024 José Mourinho ha sottolineato di aver vinto i suoi tre titoli di Premier League con il Chelsea “in modo leale e pulito”, dopo essere stato interrogato sul gesto delle sei dita mostrato da Guardiola per indicare il numero di campionati conquistati. Il portoghese ha anche scherzato sull’ipotesi di poter ricevere retroattivamente una medaglia di campione d’Inghilterra se al City venissero revocati dei titoli, ricordando il secondo posto col Manchester United alle spalle dei Citizens nel 2017-18.

In caso di colpevolezza, non mancherebbero i riferimenti, soprattutto da parte dei tifosi rivali, ai campionati vinti da Guardiola con un solo punto di vantaggio (su Liverpool nel 2019 e 2022) o con due punti (su Arsenal nel 2024). Resta però impossibile stabilire quante e quali vittorie sarebbero cambiate se il club avesse seguito alla lettera tutte le regole.

Proprio per la scala e la gravità delle accuse, molti critici sosterrebbero che il palmarès del tecnico sia “macchiato”, anche nei successi successivi al periodo coperto dal procedimento. Nel 2019, quando il City era sotto indagine Uefa, a Guardiola fu chiesto se la sua eredità potesse essere toccata dalla vicenda: lui rispose che no, “assolutamente no”.

Il presidente del club, Khaldoon al-Mubarak, ha ammesso la frustrazione per il fatto che i risultati ottenuti in campo siano costantemente accompagnati dal richiamo alle accuse pendenti. Il precedente del Chelsea, sanzionato per una serie di pagamenti segreti ad agenti tra il 2011 e il 2018, ha già alimentato un certo scetticismo retrospettivo sui trofei dei Blues negli anni 2010.

Nonostante tutto, una parte consistente della tifoseria del City riterrebbe che, qualunque decisione sia stata presa dietro le quinte dai dirigenti, non possa cancellare la leadership visionaria e il peso tattico di Guardiola, né l’impatto che ha avuto sul gioco.

L’esperto di reputazione Tim Jotischky (PHA Group) osserva che i detrattori di Guardiola potrebbero chiedere un asterisco accanto ai trofei vinti col City, sostenendo che la presunta manipolazione di ricavi e costi abbia fornito un vantaggio competitivo. Ma aggiunge di non credere che, anche in caso di condanna su alcune accuse, questo danneggerebbe davvero la sua eredità.

Resta poi il tema, distinto ma collegato, del ruolo della ricchezza dell’azionista di Abu Dhabi nel successo recente del club. Già nel 2017 il presidente della Liga Javier Tebas accusò il City di “doping finanziario”, definizione che il club bollò come “mal informata e in parte pura finzione”. Nel 2019 Jürgen Klopp, allora tecnico del Liverpool, parlò di City in “fantasia land”, con la possibilità di acquistare chiunque.

Guardiola replicò che l’insinuazione secondo cui il City vincesse solo a suon di spese esorbitanti lo infastidiva, negando che il club investisse “200 milioni di sterline a ogni finestra di mercato”. Secondo Jotischky, nell’era dei fondi sovrani e del private equity nel calcio, la spesa del Manchester City non sarebbe sproporzionata rispetto a quella dei rivali più vicini, e la reputazione di Guardiola si fonderebbe soprattutto sulla capacità di reinventare il modo di pensare il gioco, con un’influenza che va oltre il mero conteggio dei trofei.

Le parole di Guardiola e un verdetto che non arriva

Nel 2019, con il City sotto indagine Uefa e dopo le accuse sui pagamenti a Mancini, Guardiola reagì con durezza quando, nella conferenza successiva alla vittoria del Treble domestico, gli venne chiesto se avesse mai ricevuto compensi simili a quelli oggetto di contestazione. “Pensate davvero che io meriti questo tipo di domanda il giorno in cui abbiamo vinto il Treble? Mi state accusando di aver ricevuto denaro?”, fu la sua risposta. Il giornalista spiegò di aver già chiesto chiarimenti al club, senza ottenere replica.

Guardiola ha sempre difeso pubblicamente i suoi dirigenti, anche quando nel 2020 il City fu colpito da una squalifica di due anni dalle competizioni europee per presunte violazioni del FFP, provvedimento poi annullato dal TAS. Due anni più tardi dichiarò che avrebbe lasciato il club se avesse avuto la sensazione di essere stato ingannato dalla dirigenza: “Loro spiegano e io credo a loro”, disse.

Per Jotischky, qualcuno può ritenere fuori luogo questa difesa dei proprietari, ma sarebbe difficile immaginare molti dipendenti comportarsi in modo diverso nella stessa situazione.

Nel 2023, dopo le accuse formali della Premier League, Guardiola accusò i club rivali di aver giudicato il City in anticipo: “La mia prima impressione è che siamo già stati condannati. È stato così anche con la Uefa, eravamo già condannati. Il club ha dimostrato che eravamo completamente innocenti”. In quella circostanza chiese anche alla Premier di accelerare il procedimento, auspicando un verdetto “questo pomeriggio” o “domani”.

Il fatto che al City venga contestato di non aver collaborato pienamente con l’indagine non sembra averlo turbato pubblicamente. Guardiola ha ribadito di sapere “in coscienza” che ciò che è stato vinto è stato conquistato sul campo, “senza alcun dubbio”.

Nel 2024, dopo aver firmato un rinnovo biennale, ha promesso di restare al club anche in caso di retrocessione come sanzione: “La gente dice: cosa succede se veniamo retrocessi? Io sarò qui”, ha assicurato. Le sue ultime dichiarazioni sul caso risalgono al febbraio 2025, quando disse di aspettarsi l’esito dell’udienza – conclusa da qualche settimana – “nel giro di un mese”. Una previsione che, finora, si è rivelata ampiamente ottimistica.

Nel frattempo, Guardiola ha aggiunto alla sua collezione il Treble, il sesto titolo di Premier League e una doppietta di coppe nazionali. Più di tre anni dopo le accuse della Premier League, il procedimento è ancora in corso e resta da capire se un decennio di storia del campionato inglese – e il ruolo di Guardiola in esso – dovrà un giorno essere riscritto.

Di Marco Franco

Sono un giornalista sportivo italiano e atleta con esperienza nel mondo del CrossFit, del fitness e della preparazione fisica. Su Aurelia Sport News seguo calcio, sport internazionali, CrossFit, allenamento e stile di vita sano, con particolare attenzione alla condizione atletica degli sportivi, alla gestione dei carichi, al rendimento delle squadre e alle notizie più rilevanti del panorama sportivo. Unisco l’esperienza pratica nell’allenamento alla scrittura giornalistica per offrire analisi chiare, aggiornate e accessibili.

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