Jose Mourinho è pronto a riprendersi la panchina del Real Madrid. Il tecnico portoghese ha raggiunto un accordo per tornare al Santiago Bernabeu come allenatore con un contratto di due anni, tredici stagioni dopo la sua prima esperienza nella capitale spagnola. La scelta del club arriva al termine di un’annata deludente, chiusa senza trofei e segnata da tensioni extra-campo nello spogliatoio, con la dirigenza decisa a puntare su una figura forte per ristabilire ordine e disciplina. L’annuncio ufficiale è atteso dopo l’ultima partita di campionato contro l’Athletic Club di domenica, con la presentazione di Mourinho prevista a Madrid la settimana successiva. Nel contratto è inserita anche un’opzione per un ulteriore anno, segno della volontà di costruire un progetto che vada oltre l’immediato. Alvaro Arbeloa, chiamato a guidare la squadra ad interim dopo l’esonero di Xabi Alonso in gennaio, lascerà dunque il posto al suo ex allenatore. Perché il Real richiama Mourinho dopo 13 anni Real Madrid e Florentino Perez hanno deciso di tornare su un nome che al Bernabeu non è mai passato inosservato. La motivazione principale, secondo quanto trapela dall’ambiente blanco, è la necessità di una figura carismatica capace di imporsi in uno spogliatoio considerato difficile da gestire dopo una stagione senza titoli e con continui casi disciplinari. Il club vede in Mourinho il profilo adatto per “ripulire” la situazione interna, forte anche del ricordo di una prima esperienza chiusa con risultati storici: su tutti la Liga vinta con 100 punti, traguardo mai superato da nessuna squadra del Real Madrid prima o dopo. Un record che Perez non ha dimenticato e che pesa nella scelta di affidargli nuovamente la guida tecnica. Mourinho, che al momento si trova a Lisbona, è descritto come molto motivato dalla sfida di tornare al Real. Chi lo ha incontrato di recente lo racconta “eccitato” all’idea di un nuovo ciclo al Bernabeu, consapevole del peso mediatico e sportivo di questa panchina. In più, il suo rapporto personale con il presidente Perez, rimasto solido negli anni, ha facilitato la trattativa. A livello contrattuale, l’operazione è resa possibile da una clausola presente nell’accordo firmato con il Benfica appena otto mesi fa: una penale da 2,6 milioni di sterline che consente al tecnico di liberarsi. Sky Sports News riferisce che Mourinho porterà con sé a Madrid quattro collaboratori del suo staff attuale in Portogallo, per dare continuità al metodo di lavoro. Dietro le quinte, l’uomo chiave è stato Jorge Mendes: l’agente ha curato in prima persona la negoziazione tra Mourinho, Perez e il Real Madrid, arrivando alla definizione di un’intesa che rimette lo “Special One” al centro della scena europea. Benfica imbattuto e clausola: la stagione che apre la porta al ritorno Mourinho arriva al Real dopo aver chiuso la stagione alla guida del Benfica. Sabato il club portoghese ha battuto l’Estoril 3-1, chiudendo il campionato al terzo posto in Liga Portugal, con una curiosa particolarità: una stagione di campionato senza sconfitte. Un dato che, pur senza portare il titolo, testimonia solidità e continuità di rendimento. Il biennale firmato con il Benfica prevedeva però quella clausola di uscita da 2,6 milioni di sterline, che ora viene esercitata per permettergli di approdare di nuovo a Madrid. La scelta di lasciare il club lusitano interrompe un progetto iniziato da meno di un anno, ma le dimensioni dell’opportunità Real Madrid hanno cambiato rapidamente le priorità del tecnico. Interessante anche il retroscena sui piani originari di Mourinho per l’estate: l’idea iniziale era quella di lasciare il Benfica e assumere la guida della nazionale portoghese. Il richiamo del Real Madrid, però, e in particolare quello del suo “grande amico” Florentino Perez, ha avuto la precedenza, rendendo impossibile dire di no. L’allenatore non si dividerà tra panchina e televisione: è già filtrato che non prenderà parte a programmi di commento sul Mondiale, preferendo concentrarsi esclusivamente sul lavoro con la rosa del Real e sulla preparazione del nuovo ciclo. Un Mourinho “più morbido”: gestione dello spogliatoio e casi aperti Una delle chiavi di questo ritorno sarà il modo in cui Mourinho gestirà lo spogliatoio del Real Madrid, oggi al centro di discussioni e critiche. Perez lo vuole proprio per la sua personalità, ritenuta ideale per affrontare gli ego e le difficoltà disciplinari che hanno caratterizzato l’ultimo periodo. Chi lo conosce, però, sottolinea come il Mourinho di oggi non sia più quello della prima esperienza merengue: non più il tecnico che “comanda con il pugno di ferro”, ma un allenatore che si è “ammorbidito”, più incline al braccio attorno alla spalla che allo scontro frontale. Resta da capire quanto questa versione più “mellow” del portoghese riuscirà a imporsi in uno spogliatoio tanto esigente. Tra i dossier più delicati che lo attendono c’è il rapporto con Vinicius Junior. Una delle questioni aperte è come il brasiliano accoglierà l’arrivo di Mourinho e se questo potrà influenzare le sue scelte sul rinnovo di contratto con il Real. La gestione del talento offensivo sarà uno dei primi test per il nuovo allenatore. Altro nodo tattico e di equilibrio interno: la possibile convivenza tra Kylian Mbappé e Vinicius nella stessa squadra. Per tutta la stagione il Real si è interrogato sulla sostenibilità di un assetto che preveda entrambi come protagonisti. Perez ritiene che Mourinho abbia la personalità necessaria per prendere decisioni forti e “mettere ordine una volta per tutte” in questo gruppo. Sul piano personale, Mourinho è convinto di poter replicare i successi del passato. Già nel 2021 il Real Madrid gli aveva offerto la panchina, ma in quell’occasione il tecnico aveva rifiutato per rispetto della parola data alla Roma, sia verbalmente sia contrattualmente. Ora, con le condizioni cambiate, la porta si è riaperta. Il paragone che circola a Madrid è con Carlo Ancelotti: quando fu richiamato, l’italiano arrivava da due esoneri (Bayern Monaco e Napoli) e da un decimo posto con l’Everton, tra molti dubbi esterni. La storia, però, ha dimostrato che quel ritorno poteva trasformarsi in un nuovo ciclo vincente. Il Real spera che lo stesso schema possa valere anche con Mourinho. I numeri del primo Mourinho al Real: perché Perez non ha dimenticato Nella prima avventura al Bernabeu, Mourinho fu chiamato per interrompere il dominio del Barcellona di Pep Guardiola, considerato da molti la miglior squadra di club di sempre. Il primo impatto non fu semplice: nella stagione 2010/11 il Real Madrid subì un pesante 5-0 a novembre nel Clasico, mentre il Barça chiuse l’anno con Liga e Champions League in bacheca. Nonostante ciò, il portoghese riuscì a piazzare i primi colpi importanti. Il Real di Mourinho negò al Barcellona un secondo triplete in tre anni, battendolo in finale di Copa del Rey e portando a casa il trofeo nazionale. Fu il preludio alla stagione successiva, quella che ha segnato la memoria di Perez e della tifoseria. Nel 2011/12 il Real Madrid di Mourinho vinse la Liga interrompendo un digiuno di quattro anni in campionato, e lo fece con una campagna da record: Primi campioni di Spagna a toccare quota 100 punti in Liga Record di 121 gol segnati in una singola stagione di campionato Quota 32 vittorie, primato condiviso per il maggior numero di successi in una Liga Il record dei 100 punti fu eguagliato dal Barcellona nella stagione successiva, ma mai superato. I 121 gol restano tuttora la miglior produzione offensiva nella storia della Liga in un singolo campionato, mentre le 32 vittorie costituiscono ancora un riferimento statistico. Sono proprio questi numeri, uniti alla memoria di un Real capace di tenere il passo del miglior Barcellona di Guardiola, a rendere chiaro perché Perez abbia deciso di affidarsi nuovamente a Mourinho in un momento di difficoltà. Nel presente, il club arriva da una stagione senza trofei, con la sensazione di aver perso identità e compattezza. Il ritorno del portoghese rappresenta un tentativo di riallineare risultati, disciplina interna e peso internazionale della squadra. Nel giro di pochi giorni, con l’ultima gara di Liga e poi la presentazione ufficiale, il Real Madrid aprirà così un nuovo capitolo della propria storia recente: se sarà un revival vincente o un ritorno carico di interrogativi lo dirà il campo, ma la scelta di riportare Mourinho al Bernabeu conferma una volta di più quanto, nel calcio, alcuni legami siano destinati a non chiudersi mai davvero. Navigazione articoli Liverpool, dopo Salah un piano da 200 milioni: le prossime mosse sul mercato Northampton Town, nuova era: Chris Hogg nominato allenatore con contratto biennale