Il topo, gli striscioni, i derby. La festa scudetto dell’Inter, nel lungo corteo da San Siro a piazza del Duomo, è stata segnata da un episodio destinato a far discutere: Marcus Thuram, sorridendo, ha raccolto e mostrato ai tifosi due stendardi dal contenuto pesante nei confronti del Milan, alimentando la rivalità cittadina ben oltre i confini dell’ironia. Il francese dell’Inter, durante i festeggiamenti, ha prima sventolato uno striscione a sfondo rossonero con raffigurato un ratto, chiaro riferimento dispregiativo ai rivali. Subito dopo è arrivato il secondo, ancora più esplicito e volgare: la scritta recitava “I derby vinti mettili nel c..o”, un messaggio che ha immediatamente acceso il dibattito sui limiti della provocazione in un contesto pubblico e istituzionale come la celebrazione di uno scudetto. Il gesto di Thuram e il rischio deferimento L’attaccante interista Marcus Thuram è stato ripreso mentre, tra cori e fumogeni, raccoglieva e mostrava ridendo i due stendardi durante la processione della squadra verso il centro di Milano. Le immagini del francese con il ratto su sfondo rossonero e con il successivo striscione volgare hanno rapidamente fatto il giro dei social, sollevando interrogativi sulle possibili conseguenze disciplinari. Secondo quanto viene ricordato in casi simili del passato, un comportamento di questo tipo può portare a un deferimento davanti agli organi di giustizia sportiva. La prospettiva, per Thuram, sarebbe quella di un procedimento che potrebbe concludersi con una sanzione economica, sulla scia di quanto già accaduto ad altri protagonisti del calcio italiano in situazioni analoghe. La festa dell’Inter, club che oggi porta il nome ufficiale FC Internazionale Milano, fondata nel 1908 e di casa allo Stadio Giuseppe Meazza, ha così assunto anche una dimensione polemica extra-campo, con il gesto del francese finito al centro delle attenzioni tanto quanto i festeggiamenti per il titolo. I precedenti: da Ibrahimovic ad Ambrosini Non è la prima volta che le celebrazioni di un trofeo in casa milanese sconfinano nella provocazione verso l’altra metà della città. Nel 2022, durante la festa scudetto del Milan, Zlatan Ibrahimovic dal palco invitò i tifosi rossoneri a fare “un saluto ad Hakan”, in riferimento a Hakan Calhanoglu, passato all’Inter a parametro zero dopo la scadenza del contratto con il Milan. Anche in quel caso la rivalità cittadina era stata alimentata pubblicamente, pur con modalità diverse. Quindici anni prima, un episodio ancora più vicino a quello di Thuram aveva visto protagonista Massimo Ambrosini. Nel 2007, dopo la vittoria della Champions League ad Atene contro il Liverpool, il centrocampista del Milan raccolse e mostrò un due aste con la scritta: “Lo scudetto mettilo nel c…o”, un messaggio che fece molto discutere. Ambrosini, successivamente, chiese scusa, venne deferito e scelse di patteggiare una multa. È proprio questo precedente a delineare con chiarezza ciò che potrebbe accadere anche a Thuram: un deferimento con possibile sanzione economica, se gli organi competenti dovessero ritenere il suo comportamento lesivo dell’immagine del calcio o contrario ai principi di correttezza sportiva. Il confine tra sfottò e offesa, ancora una volta, si conferma sottile nelle notti di festa: la celebrazione di uno scudetto diventa anche terreno di scontro simbolico, e i gesti dei protagonisti, come in questo caso, finiscono sotto la lente non solo dei tifosi ma anche della giustizia sportiva. Navigazione articoli Serie A, ufficializzati orari e programma dell’ultima giornata Cerundolo e Davidovich Fokina, insidie di terra per de Minaur e Moutet ad Amburgo