Saranno sedici gli impianti che ospiteranno la ventitreesima edizione dei Mondiali maschili di calcio, al via l’11 giugno. Il torneo, allargato a 48 nazionali rispetto alle tradizionali 32, si disputerà in tre paesi: tre stadi in Messico, due in Canada e undici negli Stati Uniti, raddoppiando di fatto il numero di impianti rispetto al 2022. Gli stadi sono piuttosto eterogenei: si va da strutture storiche già entrate nell’immaginario di chi segue il calcio da decenni a impianti ultramoderni, soprattutto negli Stati Uniti, alcuni dotati di tetto retrattile e sistemi di climatizzazione pensati per affrontare caldo e temporali. Non tutti, però, avranno l’aria condizionata: Miami, ad esempio, chiamata a ospitare ben sette partite, ne sarà priva. Messico: l’altitudine dell’Azteca e il caldo di Monterrey In Messico il tema principale non sarà il caldo, ma l’altitudine. Lo stadio di Guadalajara si trova a circa 1.600 metri sul livello del mare, mentre il leggendario stadio Azteca di Città del Messico è a circa 2.200 metri. In queste condizioni l’aria più rarefatta può far stancare prima i giocatori e rendere i palloni più “leggeri”, con traiettorie più lunghe. L’Azteca, inaugurato nel 1966 e ristrutturato di recente, diventerà il primo impianto a ospitare la partita inaugurale di tre edizioni dei Mondiali. Dopo il 1970 e il 1986, l’11 giugno vedrà in campo Messico-Sudafrica. Nelle precedenti occasioni lo stadio fu anche teatro delle finali: nel 1970 la sconfitta dell’Italia contro il Brasile di Pelé, nel 1986 il successo dell’Argentina di Diego Armando Maradona sulla Germania Ovest. Le partite più ricordate giocate all’Azteca, però, sono altre due. La semifinale Italia-Germania 4-3 del 1970, ancora soprannominata “partita del secolo” per i continui ribaltamenti di risultato ai supplementari, e il quarto di finale Argentina-Inghilterra del 1986, passato alla storia per i due gol di Maradona: la celebre “mano de dios” e il “gol del secolo”, un’azione personale considerata ancora oggi tra le più belle di sempre. A Monterrey, sede del terzo stadio messicano di questa edizione, il problema tornerà invece a essere il caldo estremo: a giugno la media è di 34 gradi, con picchi arrivati a 40 gradi nel 2024. Per questo la FIFA ha stabilito che tutte le partite dei Mondiali prevedano due pause obbligatorie di tre minuti per permettere ai giocatori di idratarsi. Canada e Stati Uniti: clima, football e stadi ultramoderni In Canada lo scenario climatico sarà molto più mite: a Vancouver e Toronto le temperature medie di giugno oscillano tra i 20 e i 23 gradi. Tra i due impianti, Vancouver è quello più noto: nel 2010 fu lo stadio principale delle Olimpiadi invernali e nel 2015 ospitò la finale dei Mondiali femminili, vinta dagli Stati Uniti contro il Giappone. Dal 2011 è la casa dei Vancouver Whitecaps in MLS, anche se la squadra potrebbe trasferirsi a Las Vegas. In Messico e Canada gli impianti sono abituati soprattutto al calcio, ma anche al football canadese (molto simile a quello americano, con caschi e campo a griglia) e, più raramente, al rugby. Negli Stati Uniti, invece, la situazione è diversa: tutti gli stadi selezionati sono sede di una squadra di NFL e alcuni ospitano anche club di MLS. Qui entra in gioco la differenza tra il campo da football americano e quello da calcio: il primo è spesso in sintetico e circa 20 metri più stretto, il secondo deve essere in erba naturale, più sicura per le articolazioni. Per i Mondiali, tutti gli impianti statunitensi dovranno utilizzare un manto erboso selezionato da agronomi e approvato dalla FIFA, steso sopra le superfici abituali dei campi da football. Per questi stadi non è comunque una novità ospitare eventi diversi dal football, dato che la stagione NFL va solo da settembre a febbraio. Nel resto dell’anno le strutture sono già utilizzate per altri sport e grandi eventi. L’Hard Rock Stadium di Miami, ad esempio, ha ospitato di recente un importante torneo di tennis e negli ultimi anni un Gran Premio di Formula 1 è stato corso attorno all’impianto. L’NRG Stadium di Houston, in Texas, è la sede del RodeoHouston, la più grande mostra di bestiame e competizione di rodeo al mondo, molto seguita negli Stati Uniti. Negli USA si trova anche lo stadio più giovane di questi Mondiali, il SoFi Stadium vicino a Los Angeles, inaugurato nel 2020, con una capienza di circa 70 mila posti. È già stato scelto per ospitare la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi del 2028. In generale, gli impianti statunitensi selezionati sono tutti molto moderni e nessuno figurava tra quelli dei Mondiali del 1994. Tra i 16 impianti, lo stadio che aprirà simbolicamente il torneo sarà dunque l’Azteca con Messico-Sudafrica alle 21 italiane di giovedì 11 giugno, mentre a chiudere il Mondiale sarà il MetLife Stadium nel New Jersey, scelto per la finale del 19 luglio, sempre alle 21 italiane. Navigazione articoli Giro d’Italia, 10ª tappa a cronometro Viareggio-Massa: Walscheid detta il ritmo, Ganna atteso alle 14.20 Iran in ritiro in Turchia, ma il Mondiale resta in bilico: tutti i dubbi